CARTOON SEA 2016


"Misure straordinarie, mettimo in sicurezza il lavoro" è il tema dell'ottava edizione del premio nazionale di umorismo e satira Cartoonsea di Fano (PU) al quale sono stato selezionato con la vignetta qui sotto.
L'azienda ideatrice a promotrice del premio, SEA Gruppo Srl, nelle varie edizioni con l'aiuto del disegno satirico, cerca di attirare l'attenzione e aumentare la sensibilità verso le tematiche della tutela della salute negli ambienti di lavoro oltre a quello della sostenibilità ambientale.


La mostra con le vignette dei vari autori è visitabile presso il Bastione Sangallo a Fano dal 23 luglio al 7 agosto, ore 18 - 23.

MONDO LADINO 39/2015


All'interno della rivista annuale MONDO LADINO 39/2015 edita dall'Istitut Cultural Ladin de Fascia, è presente la recensione di Claus Soraperra del libro Scedola Patofies. Qui sotto le due versioni del testo in lingua italiana e ladina.

La maggior parte delle volte l'editoria ladina valuta seriamente i contenuti che quantomeno devono essere adeguati per un libro. Spesso la parte grafica nasce dal bisogno di rendere efficaci i testi e le immagini.
Il progetto grafico di Manuel Riz, Scedola Patofies, realizzato con la collaborazione dello studio grafico Misign di Michael Moling della val Badia, nasce dalla concezione di prodotto artistico particolarmente prezioso, esteticamente bello ed elegante. Il vanto di questa pubblicazione è che può esser considerata un libro da collezione, che si inserisce bene in ogni biblioteca personale di quelle persone che amano l'edonismo editoriale e l'originalità.
Infatti lo stesso autore è un artista originale e particolare, che ogni settimana attraverso La Usc di Ladins ci propone una vignetta. Il libro di Scedola Patofies è una raccolta di tutte le storie autoconclusive che una volta al mese, dal 2007 al 2013 sono state pubblicate dalla Usc di Ladins. Le 68 tavole raccontano in maniera chiarissima la società ladina di questi anno, mettendo in evidenza le potenzialità e i controsensi che convivono giorno per giorno in questo piccolo mondo ladino. Poter osservare e leggere le piccole storie, guardando le figure disegnate con mera e originale coerenza grafica e cromatica non ci fa solo ridere, ma anche apprezzare l'eleganza del layout e della scelta dell'impaginazione.
Le 68 storie occupano la maggior parte dello spazio, ma non possiamo dimenticare che all'inizio c'è anche una parte critica e storica. Niente prefazione ma subito un testo dell'amico Claus Soraperra de la Zoch, che propone per la prima volta la storia della satira ladina, iniziata nel 1910 con la rivista ladina Kokodek! pubblicata ad Innsbruck per idea di Hugo de Rossi, proseguita con Egon Moroder Rusina sul Brunsin e poi con Il Postiglione delle Dolomiti, arrivando al giorno d'oggi con Manuel Riz. Ancora due testi per il lettore il primo dell'autore, attraverso il quale lo stesso racconta come è nato Scedola e la sua storia, il secondo dell' amico Giuseppe Palumbo autore internazionale, di fumetti e disegnatore di Martin Mystere e di Diabolik, che ci spiega come la satira di Riz è molto più efficace e utile di quello che pensiamo per rinforzare il senso di identità tra il ladini.
Il libro pubblicato nel 2014 dal Comun general de Fascia, in collaborazione con la Regione e La Usc di Ladins ha conseguito una menzione speciale del premio "Gran Guinigi" a Lucca dove ogni anno viene premiata la miglior pubblicazione dedicata al fumetto.

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L più de la outes l'editoria ladina peissa dassen ai contegnui che cogn senoauter passenèr te la viesta de n liber. De spes la viesta grafica nasc aldò di bensegnes che i scric o la imagìnes à per poder esser percacentes.
L projet grafich de Manuel Riz, Scedola Patofies, lurà fora en colaurazion col studie grafich Misign de Michael Moling de Badìa, l nasc da na concezion de prodot artistich che vel esser zis prezious, esteticamenter bel e zevil. L valor de chesta publicazion vel esser rencurà ite te na sort de liber da colezion, che troa lèrga te vigni bibioteca personèla de chela jent che ama l'endonism editorèl e l'orginalità.
D'autra pèrt l medemo autor l'é n artist originèl e stramp, che vigni setemèna tras La Usc di Ladins ne met dant na vigneta. L liber Scedola Patofies vel rencurèr duta la patodies che n'outa al meis, dal 2007 al 2013, la Usc di Ladins à publicà. La 68 patofies dèsc na letura da bestia de la sozietà ladina de chisc egn, metan al luster potenzialitèdes e contrasensc che convif vigni dì te chest pìcol mond ladin. Poder lejer jù la pìcola stories, vardan dò a la fegures lurèdes fora aldò de na biota e originèla coerenza grafica e cromatica no ne lascia jir demò na grignèda, ma ence n aprijiament per l'eleganza del layout e de la cernites de enplatament.
La 68 patofies tol lèrga maora, ma no podon desmentièr che dantfora l'é ence na pèrt critica e storica. Nia la "paroles dant fora" ma sobito n scrit de l'amich Claus Soraperra de la Zoch, che tol cà per la pruma outa la storia de la satira ladina, che pontan demez del 1910 co la revista Kokodek! piblichèda a Disproch da n'idea de Hugo de  Rossi, passan per Rusina, per L Brunsin e per Il Postiglione delle Dolomiti, rua zacan enfin a inchecondì con Manuel Riz.
Amò doi tesć per l letor, l prum de l'autor olache l conta coche l'é nasciù l personaje Scedola e sia storia, l second de l'amich Giuseppe Palumbo, autor internazionèl de comics e dessegnador de Martin Mystere e de Diabolik, che ne conta de coche la satira de Riz la deide de più de chel che cherdon a ranforzèr l sens de identità anter i ladins instesc.
L liber publicà del 2014 dal Comun general de Fascia, col didament de la Region, de La Usc di Ladins e de la Generèla, l'à arjont amò in chel an na menzion spezièla del Pest "Gran Guinigi" a Lucca, olache vigni an vegn premià la miora publicazions de fumet.

UN MATTONE PER LA RICOSTRUZIONE


Durante un weekend nel modenese l'associazione culturale Comix Comunity mi ha proposto di partecipare nuovamente all'iniziativa "Un mattone per la ricostruzione" che coinvolge artisti, fumettisti e illustratori, ai quali è stato consegnato un mattone da reinterpretare secondo il proprio estro creativo.
Il ricavato di ogni pezzo venduto verrà devoluto direttamente a scuole ed enti delle zone terremotate dell'Emilia colpite dal sisma del 2012. Per maggiori info clicca QUI.
Per questa occasione ho passato diverse ore nei pressi di un enorme porcilaia che mi è stata d'ispirazione per la realizzazione dello stencil di SUPERPORK sotto lo sguardo sbigottito di centinaia di maiali!


COMIX PUB - Fiorano Modenese


Sabato 2 aprile 2016 ho partecipato ad un incontro sul fumetto dialettale ed in lingua minoritaria presso il COMIX PUB di Fiorano Modenese (Mo).
La serata è stata presentata dall'autore Massimo Bonfatti alla quale sono intervenuti Errico Chiari ideatore del fumetto in dialetto reggiano Superariosto ed il caricaturista Daniele Bernabei.



ALMANACH 2015


Il 27 febbraio presso la Ciasa de Comun di Vigo è stato presentato il quarto numero dell'ALMANACH, la rivista annuale edita dall'Union di Ladins de Fascia che raccoglie gli avvenimenti più importanti accaduti nel 2015 in Val di Fassa.

TITOLO: Almanach 2015
DISEGNI: Manuel Riz
TESTI: Valentina Redolfi, Lucia Gross, Monica Cigolla, Cristina Marchetti
FOTO E SCHEDE ERBE: Marco Detomas
EDITORE: Union di Ladins de Fascia
GRAFICA: Misign
LINGUA: Ladino
FORMATO: 33,5 x 24 cm
PAGINE: 52
ANNO: 2016
INFO: lausc@ladinsdefascia.it   Tel.0462.764545

Per ogni mese ho realizzato una storia a fumetti autoconclusiva su di un argomento scelto in collaborazione con le redattrici: Lucia Gross, Valentina Redolfi, Cristina Marchetti e Monica Cigolla.

DAI CREPES DL SELA


Intervista radiofonica riguardante la pubblicazione dell'ALMANCH 2015, a cura della giornalista Anna Mazzel. Il programma Dai crepes dl Sela è andato in onda il 2 marzo 2016 su Radio RAI Ladinia di Bolzano.

SCUOLA DI FUMETTO # 101


All'interno della rivista Scuola di Fumetto (gennaio/febbraio 2016) è stata pubblicata una mia intervista, a cura di Laura Scarpa, dove parlo del libro "Scedola-Patofies" e dell'attività di didattica del fumetto a scuola.



IL FUMETTO E IL DIALETTO A SCUOLA
Il fumetto si muove e agisce anche in zone meno vivibili, ma non per questo meno importanti o di qualità. È il caso di Manuel Riz, creatore, in lingua ladina del simpatico Scedola, ma oltre alla satira, Manuel Riz insegna e porta il fumetto tra i banchi di scuola e in un manuale per ragazzi in ladino.

Nel 2014 Manuel Riz ha ricevuto a Lucca Comics la menzione speciale per il suo Scedola-Patofies, un volume che non solo ha delle belle storielle, ma che è anche un vero libro-progetto, con grande unità di forma grafica coordinata al fumetto.

Nonostante il premio a Lucca Comics, non sei ancora un nome noto nel fumetto, anche perchè lavori a livello locale e meno noto anche di un pur locale "Vernacoliere". La tua scelta di lavorare all'interno della regione e in lingua ladina a quali motivi è dovuta?
Il libro Scedola-Patofies è una raccolta di storie autoconclusive uscite sul giornale in lingua ladina "La Usc di Ladins" dal 2006 al 2013 dove ho raccontato attraverso il personaggio Scedola le vicende sociali e politiche delle valli intorno al massiccio del Sella, cogliendo il lato più sarcastico della mia gente e tentando di stimolarla ad una coscienza autocritica. Quello che ho voluto far emergere con questa raccolta di fatti reali, ma rivisitati in chiave satirica,  è il paradosso della società ladina, ricca di cultura, tradizioni, con un ambiente dolomitico bellissimo, ma incapace di mediare e/o controllare lo sviluppo turistico in maniera graduale, spesso causa di un'espansione devastante e innaturale per le piccole realtà di montagna.

Scedola, raccontaci la nascita del personaggio e del suo nome.
"La Usc di Ladins" nel 2000 aveva indetto un concorso per la creazione di un personaggio da utilizzare come fumetto e vignette satiriche all'interno delle cronache settimanali.
Seppur avessi da poco terminato i miei studi in scultura presso l'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, non mi ero mai particolarmente interessato al fumetto, tranne ai tempi della scuola elementare durante i quali mi ero fortemente appassionato ai fumetti di Bonvi e alle sue Sturmtruppen, così quasi per caso ho iniziato a mettere sulla carta qualche schizzo preparatorio, cercando da subito di dare al personaggio una caratterizzazione molto simile a quello che avevo prodotto fino a quel momento in scultura, ovvero la ricerca di un volto con poche linee molto concise che potessero comunicare facilmente diverse espressioni.
Per l'abbigliamento ho voluto fare un salto all'indietro trovando lo stimolo giusto in alcune vecchie fotografie dei primi del novecento, che rappresentavano dei ragazzini/pastori dallo sguardo furbo, cosicché il mio personaggio l'ho vestito come quei bambini: con ai piedi le "dermenes" chiodate (scarpe con la suola in legno), calzini di lana, pantaloni stretti sotto al ginocchio, e in testa un cappello nero munito di piuma di gallo.
Ma una cosa molto  importante che ancora mancava era il nome. Mi è tornata utile nuovamente la mia passione per l'intaglio di maschere lignee della tradizione locale, le Faceres, infatti al termine di una giornata di lavoro nel mio laboratorio, a terra giacevano migliaia di trucioli, che in ladino vengono chiamati "scedoles", che raccoglievo per poi bruciarli nella stufa, ma qualcuno mi sfuggiva sempre sotto qualche vecchio armadio e lo ritrovavo magari alcuni mesi dopo! Da lì mi è venuto SCEDOLA! Questo era il nome giusto! Un piccolo personaggio, lo scarto, l'ultimo della società, che però come un truciolo, si infila nelle zone più nascoste dando fastidio nel momento giusto con le sue battute taglienti anche alle personalità molto più autorevoli di lui. così dopo più di quattordici anni di satira, ho iniziato anch'io a guardare il mondo con ochhi critici, che forse non avrei mai avuto senza l'utilizzo del disegno.

Come hai lavorato al libro? Non è solo una raccolta di strisce, so che ti sei impegnato nel progetto...
La realizzazione di questa pubblicazione, che raccoglie vignette e pagine grandi, l'ho seguita passo dopo passo, dalla parte burocratica nei vari uffici per la richiesta di contributi, fino al lavoro gomito a gomito con il grafico, alla scelta del formato e della carta; un lavoro impegnativo, ma per me è importante dare dignità al medium fumetto, anche se di nicchia e non distribuito da un grande editore.

Hai mai provato a uscire dal tuo ambito regionale? Se pubblicassi fuori dalle tue valli, che tipo di fumetto sceglieresti? Sempre bonariamente satirico?
Talvolta sono uscito dal mio ambito locale, soprattutto con i disegni satirici ho partecipato negli anni a diversi festival e concorsi; per quel che riguarda il fumetto l'unica pubblicazione a livello nazionale è stata su "XL" di "Repubblica" in occasione del concorso "I love Pazienza", dove è stata premiata una mia storia.
In futuro mi piacerebbe avere esperienze anche al di là delle mie montagne, ho diverse idee in testa che mi piacerebbe sviluppare, sia di stampo umoristico che no.

Oggi quali autori ami leggere e guardare? Che tipo di fumetto ti ispira? La tua è una grafica molto raffinata, con un uso molto colto e controllato della linea e delle vignette, fino alla scelta cromatica. Ci sono alcune pagine che ricordano la struttura regolare e grafica di alcuni fumetti americani, come quello di Chris Ware. È un autore a cui guardi? In qualche modo, hai anche, mi pare, qualche punto in comune con Alessio Spataro... come lui senti di derivare da Pazienza o piuttosto sei un nipotino di Winsor McCay?
Per il giornale disegno settimanalmente una vignetta, ma fino a due anni fa realizzavo una volta al mese una storia autoconclusiva a tutta pagina. Per questo motivo mi sono documentato molto su come venivano realizzate graficamente queste tavole autoconclusive dall'epoca delle pagine domenicali di comics americani di Winsor McCay fino a Chris Ware, cercando con il passare degli anni di trovare una mia struttura grafica.
Poi la mia grande fortuna è stata quella di incontrare ai corsi di fumetto di Acquaviva Picena maestri come Giuseppe Palumbo e Massimo Bonfatti, che con il passare degli anni mi hanno sostenuto, corretto e stimolato nell'andare avanti nella mia ricerca.
Per quanto riguarda invece la satira ho stretto una grande amicizia con Marco Tonus, geniale disegnatore satirico contemporaneo, con il quale ci siamo sempre confrontati e stimolati a vicenda, tutto questo mi ha aiutato a crescere nel "segno" e nella "testa".

Quali sono le motivazioni delle tue storie? A parte il lato comico e satirico, mi sembra che di fondo tu sia animato sempre da un interesse morale e culturale che vanno assieme. Quando scrivi quale punto focalizzi per primo?
Disegnare satira per un giornale locale vuol dire non essere indifferente a quello che accade intorno a me dal punto di vista politico, sociale, ambientale... Nelle mie storie o vignette ho sempre cercato di avere un linguaggio che stimoli il lettore ad una riflessione sulla tematica che prendo in considerazione. Ovviamente, quando si inizia a criticare o stuzzicare i "poteri forti" locali, cominci ad essere notato nel bene e nel male, quando sono iniziate ad arrivare in redazione telefonate, lettere di lettori o avvocati, ho capito che i miei disegni cominciavano a funzionare.

Passiamo ora al tuo lavoro di insegnante. Credo fosse Ermanno Detti che, nel volume Fumetto tra cultura e scuola, negli anni Settanta, parlava di esperimenti molto interessanti, proprio per l'uso del fumetto anche nell'apprendimento comparativo tra lingua italiana, lingua straniera e dialetto. Tu, che fai molto lavoro sulla lingua ladina, come la usi a scuola nel fumetto?
Il fumetto diventa un buon veicolo per utilizzare la lingua ladina fra i ragazzi. Nelle nostre scuole il ladino viene insegnato fin dalle scuole elementari, e a loro viene abbastanza naturale scrivere anche in questa lingua.
Oltre alla scuola anche le altre istituzioni culturali della Val di Fassa si stanno impegnando sempre di più per dare dignità a questa lingua antichissima, utilizzandola anche con i nuovi media più accattivanti per i giovani come i cartoni animati, programmi televisivi, cd musicali...

Sei autore di un libro di didattica del fumetto, che utilizza come testimonial il tuo Scedola e con i lavori dei ragazzi. Un bel manualetto, molto utile, ce ne parli?
Il manualetto che è stato prodotto dalla scuola stessa, ha la funzione di insegnare le basi del fumetto spiegate direttamente da Scedola, ed è stato voluto perché il linguaggio dei comics e considerato altrettanto importante per diffondere la lingua, ma allo stesso tempo per insegnare a raccontare una propria storia tramite una sequenza disegnata.

Che classi hai? Come reagiscono i ragazzi all'inizio, e successivamente? Che fumetti leggono i ragazzi oggi?
Io insegno educazione all'immagine alla scuole medie, le lezioni sul fumetto le svolgo o in laboratori pomeridiani di un quadrimestre o in unità didattiche più brevi con ragazzi dagli 11 ai 14 anni. I miei alunni sono molto entusiasti di disegnare, anche se non leggono fumetti a questa età, ma piuttosto negli anni precedenti, per cui conoscono Topolino, Asterix e qualcuno anche Diabolik!

Insegni più il disegno o piuttosto la narrazione? A che cosa dai più importanza? Che cosa cerchi di ottenere da loro o di stimolare?
All'inizio spiego come e dove è nato il fumetto ed i suoi precedenti artistici nelle epoche più antiche, in seguito cerco di stimolarli nel raccontare qualcosa e avere la famosa "idea" da cui patire. Quello che piace ai ragazzi è soprattutto la libertà d'espressione che ha il fumetto, li vedo felici quando possono disegnare cose esagerate e caricaturali e io li stimolo a farlo, così il corso di fumetto diviene anche una valvola di sfogo dei loro pensieri e un momento di scambio collettivo di idee e punti di vista.

Quali sono le loro maggiori difficoltà?
Trovare l'idea iniziale, una trama interessante e saperla sviluppare. Molto spesso faccio sì che prima di iniziare il definitivo, i ragazzi si scambiano gli storyboard per vedere se la storia "funziona", in particolar modo nel finale.
Poi un'altra cosa difficile, in particolar modo le prime volte, è l'inchiostrazione e il tenere pulito il foglio. Solitamente inchiostrano con la china ed il pennino e dei pennarelli più sottili per i testi e per i dettagli del disegno.

Che cosa hai imparato, insegnando ai ragazzi? Quali risultati ottieni e quali cose ricavano i ragazzi da questa esperienza?
Come insegnante ho imparato a non "essere geloso" dei trucchi del mestiere, ma cerco sempre di portare nella scuola quello che io ho imparato dai miei maestri, le mie esperienze esterne come disegnatore, raccontando anche le mie difficoltà iniziali e la gran pazienza che ci vuole nel portare avanti questo tipo di attività.
I risultati alle volte mi deludono alle volte mi stupiscono! Ci sono ragazzi molto portati sia per il disegno che per il racconto, anche se più spesso capita che le idee siano banali, copiate da internet, ma cerco di far passare il concetto di essere originali e questo porta loro più soddisfazione al termine del lavoro.

Che ne pensi del fumetto a scuola? Come andrebbe inserito, oltre che con l'attività, e in che modo?
Il fumetto a scuola ha una potenzialità enorme, non solo per quel che riguarda la mia materia artistica, ma anche in storia, italiano... Ci sono tanti libri a fumetti, anche di autori contemporanei, che narrano le vicende di personaggi o situazioni storiche, sociali e che gli insegnanti dovrebbero sfruttare per insegnare le loro materie, non solo alle scuole medie, ma anche alle superiori. ho avuto colleghi con cui ho collaborato sui fumetti da utilizzare nella loro materia per rendere più accattivante lo studio a casa.
Per esempio l'anno scorso un mio studente ha portato come tesina di terza media il fumetto come tema centrale ed è riuscito a collegarlo ad ogni materia d'esame; pensiamo a Maus di Spiegelman più volte lo consiglio di leggere ai ragazzi per capire, attraverso gli occhi di un sopravvissuto, quella tremenda parte della storia. Oppure un'altra cosa che potrebbe essere utilizzata di più è il cinema d'animazione, anche in questo caso una mia studente ha portato Miyazaki e Tim Burton all'esame finale trovano argomentazioni originali in ogni materia.
devo dire che ho la fortuna qui in val di Fassa di lavorare con dei colleghi, spesso della mia generazione, con grande apertura mentale e disponibili ad accettare suggerimenti e proposte, basta pensare al manualetto di didattica del fumetto. L'idea è partita dalla dirigenza, in particolare dall'ufficio che si occupa della formazione e ricerca della didattica in ladino, di utilizzare e sviluppare una pubblicazione che utilizzi il fumetto come medium per raccontare se stessi e il mondo che li circonda. non è che tutti diventeranno fumettisti, ma magari fra di loro c'è anche qualche futuro sceneggiatore, regista... l'importante è fare un'esperienza nel percorso scolastico.
Molti ritengono che le giovani generazioni siano composte solo da fannulloni sempre con lo smartphone in mano, ma ci sono ragazzi molto sensibili e che hanno voglia di fare. Ho una grande fiducia nel futuro, purtroppo in tv o sui media passano spesso solo le cose brutte che accadono a scuola, ma ci sono tante piccole realtà e "insegnanti eroi" in giro per l'Italia che lavorano bene da anni senza tanto clamore mediatico ed è un'occasione persa non farle conoscere. Non voglio dire che da noi sia un paradiso terrestre, ci sono i problemi e le tensioni in ogni luogo di lavoro, questo è normale, ma si lavora bene.

Fumetto e didattica... qualche considerazione finale.
Penso e vedo che nella scuola contemporanea ci sono molto insegnanti preparati anche  a parlare di fumetto all'interno delle loro materie. Molti più colleghi oggi, rispetto a 10 anni fa, leggono graphic novel o conoscono gli autori contemporanei come Spiegelman, Igort, Gipi, Zerocalcare... dunque ritengo che sia veramente il momento di portare la letteratura disegnata fra i banchi partendo dalle scuole elementari fino all'università. Quando ho fatto il mio corso abilitante abbiamo avuto professori universitari ed esperti che ci parlavano di fumetto nella didattica, basta solo che ci sia la volontà di farlo de parte degli insegnanti, perché la potenzialità di questo medium è davvero enorme.

LA MEGNES telemark


Per il famigerato gruppo di telemark La Megnes della Val di Fassa, ho realizzato questa illustrazione che rispecchia il loro stile di vita selvaggio sulle piste da sci: "tallone libero, birra and rock'n'roll" !!!

Fiemme & Fassa magazine


Fiemme & Fassa magazine è una rivista semestrale che tratta curiosità riguardanti il mondo delle Dolomiti e tematiche della società contemporanea. Per il numero invernale 2015/16 ho realizzato la copertina ed un'intervista a cura dalla giornalista Sofia Brigadoi.

MANUEL RIZ tra invenzione e libertà d'espressione

Le vignette satiriche di Riz si nutrono del reale, smascherano le ipocrisie, suscitano il riso e la riflessione attraverso disegni e battute taglienti, che mostrano la capacità straordinaria di un artista di compiere un sincronico excursus sul mondo ladino ma non solo.
Il suo omaggio al mondo della matita umoristica e satirica è Scedola (truciolo), personaggio creato per un concorso bandito dal settimanale La Usc di Ladins nel 2000. Riz vince e si aggiudica un posto d'onore all'interno delle cronache settimanali. Da allora le sue vignette satiriche punzecchiano in modo divertente la società ladina, inducendo il lettore a riflettere e meditare su temi quali l'ambiente, la società, la cultura e il mondo politico. Un'arte fruibile e immediata che arriva in modo diretto a tutti e che s'inserisce perfettamente nel panorama del contemporaneo.

Com'è che sei diventato un disegnatore satirico? L'imput.
era uscito un concorso sul settimanale La Usc di Ladins, nei quali si cercavano dei nuovi talenti interessati alla satira. Il mio personaggio "Scedola" era piaciuto molto... è stato questo il mio primo passo nella satira.

Scedola è la tua voce. I tuoi pensieri.
in parte sì, anche se poi, con il tempo, i personaggi che crei vivono un po' di luce propria. Lui è una persona semplice e per nulla dominante, ma ha un cervello acuto e soprattutto non ha paura di colpire anche le persone più potenti. Desideravo che anche il suo aspetto fosse comune. Sono partito dagli studi di scultura effettuati in Accademia, in quanto a quel tempo mi piaceva eseguire delle sculture molto stilizzate. Da quel percorso accademico è nato il viso di Scedola, che è per l'appunto molto lineare e tagliente.
Ho voluto che indossasse un vestito come quelli che mettevano i ragazzini alla fine dell'ottocento, primi del novecento. Una sorta di pastorello. Una volta terminato il disegno ho cercato un nome che potesse adattarsi al personaggio e mi è balzato alla mente Scedola (Truciolo), ossia lo scarto della lavorazione del legno. Riccioli che s'infilano ovunque e che sono difficili da rimuovere completamente. Uno scarto insomma, che ti ritrovi sempre da qualche parte. Scedola è così: lo trovi ovunque e rompe le scatole un po' a tutti, naturalmente per le motivazioni che ritiene necessarie e giuste.

Perché una vignetta funzioni cosa deve trasmettere?
Deve far ridere e nel frattempo pensare. Punzecchiare nella risata è la combinazione perfetta affinché una vignetta satirica funzioni. non è sempre semplice creare questa fusione, poiché l'immagine e il testo devono essere comprensibili a tutti, senza però perdere la loro forza critica.

Le tue vignette sono molto apprezzate, ma ogni tanto sei stato anche criticato.
Certo, è successo, ma questa è la funzione dell'illustrazione satirica. non deve piacere a tutti, e sono soddisfatto che le mie vignette possano risultare scomode a qualcuno. Fa parte del gioco creare un dibattito tra la gente e quando questo accade, significa che ho raggiunto il mio scopo. comunque la persona che si sente presa di mira può tranquillamente rispondere al giornale con una lettera.

La tua satira da che parte sta?
La satira non sta né a destra, né a sinistra. Non combatte nessuno, né sta dalla parte di qualcuno. La satira ha la funzione di mostrare le contraddizioni di personaggi, ambienti e costumi con toni comici o sarcastici, ponendosi l'obiettivo di stimolare alla riflessione.

Vi è stato qualcuno in particolare che ha dato il la alla tua arte?
Sì, sono state tre le persone che hanno influito sulla mia crescita professionale: Virgilio Soraperra de la Zoch, scultore di maschere caricaturali per eccellenza: la capacità di esaltare l'ironia nelle sue opere lo rendeva un artista unico. È stato lui a darmi inconsciamente l'imprinting per questa mia passione, cioè il grottesco. Dal punto di vista del fumetto devo ringraziare Robert Weikmann, poliedrico illustratore che vive a Predazzo. Nel momento in cui ho vinto il concorso mi sono appoggiato a Robert, perché avevo le idee, ma non la tecnica. Lui mi ha spiegato come funziona il linguaggio del fumetto, e come utilizzare tecnicamente i mezzi a mia disposizione per illustrarlo. Senza di lui sarebbe stato oltremodo difficile partire.
Giuseppe Palumbo è un importante disegnatore italiano al quale mi sono appoggiato per migliorare il mio metodo di lavoro. Mi ha preso sotto la sua ala protettiva dandomi consigli utili per il mio percorso fumettistico. Lui è stato il mio mentore, da lui ho imparato a esprimere al meglio le mie capacità.

Progetti?
Recentemente ho realizzato, in collaborazione con il Comun General de Fascia, una raccolta delle vignette pubblicate in questi ultimi anni su La Usc di Ladins dal titolo "Scedola Patofies". Annualmente realizzo l'Almanach per l'Union di Ladins de Fascia, un'insieme degli avvenimenti che accadono in valle divisi mese per mese e naturalmente illustrati in chiave satirica. In primavera uscirà una "Bira Ladina" che esporrà su ogni bottiglia delle etichette con i più importanti avvenimenti della minoranza etnica ladina in questi 2000 anni di storia, presentata in tre lingue e con una mia illustrazione, il tutto a cura dell'Union di Ladins dla Val Badia e il birrificio Antonius.

BIRA LADINA


La Uniun di Ladins dla Val Badia con il birrificio artigianale Antonius di Fiè allo Sciliar mi hanno proposto di realizzare una serie di etichette che rappresentassero avvenimenti o tematiche riguardanti la storia e la cultura ladina: ogni illustrazione è accompagnata da una breve descrizione storico-culturale in tre lingue (ladino, italiano e tedesco).
Al momento sono in commercio le prime 3000 bottiglie da 0,75 l (si possono ordinare qui) mentre per la primavera 2016 è in preparazione un'altra serie di birre con nuovi disegni! Vives!


Catarina Lanz di San Vigilio di Marebbe, anche nota come "la ragazza di Spinga", è l'eroina ladina delle battaglie per la libertà del Tirolo contro la Francia nel 1797.


La bandiera ladina nasce nel 1920 in occasione di una protesta di 70 rappresentanti ladini contro la divisione del gruppo linguistico ladino in 3 province, chiedendo il diritto all'autodeterminazione. Il celeste rappresenta il cielo, il bianco la neve e il verde i prati.


Il ladino, lingua romanza, viene parlato da ca.30000 persone in 5 valli nel cuore delle Dolomiti: Val Badia, Val Gardena, Val di Fassa, Livinallongo e Ampezzo.

ALTO ADIGE 6.11.2015

L'articolo del giornalista Ezio Danieli dell'Alto Adige, parla del progetto Bira Ladina a cura dell'Uniun di Ladins dla Val Badia.

LA VAL BADIA LANCIA LA BIRRA LADINA
È prodotta a Fiè e realizza un progetto dell'Union Generela: sul mercato le prime tremila bottiglie

I ladini della Val Badia hanno la loro birra "personalizzata". Tremila bottiglie da 0,75 litri sono in commercio, prodotte dalla birreria artigianale Antonius di Fiè allo Sciliar e dotate di un'etichetta (disegnata dal fassano Manuel Riz), in cui, in poche righe in ladino, tedesco e italiano, vengono riassunte un po'di storia e di tradizione della Ladinia.
"Si tratta di un progetto che abbiamo iniziato da poco - dice Michael Moling, presidente dei ladini badioti che fanno capo all'Union Generela - e contiamo di sviluppare nella prossima primavera, quando, sempre grazie alla birreria Antonius, avremo a disposizione una confezione di sei bottiglie. Lo scopo del lancio sul mercato della birra ladina è quello di far conoscere a più persone possibili la nostra storia, quella della Ladinia. Attualmente - continua Moling - le birre con la nostra etichetta sono una Keller invecchiata con le erbe, una Keller invecchiata nel rovere ed una Keller invecchiata nel luppolo".
Sono tremila bottiglie inserite in commercio. "Le possiamo trovare nei bar, ovviamente, ma anche nei supermercati dell'Alta Badia. Speriamo - afferma ancora Moling - nell'alto gradimento di tutta la popolazione ladina e siamo intenzionati a estendere questa nostra idea al resto delle vallate ladine. Se riusciremo in questa fase di lancio sul mercato, che sta avendo riscontri promettenti, passeremo dalla prossima primavera alla seconda fase, sempre con la collaborazione della birreria Antonius di Fiè".
L prima Weissbier della provincia e forse italiana è opera del giovane - l'apertura risale al 2012 - birrificio Antonius, situato nella piccola frazione di San Antonio, da cui prende il nome, poco fuori Fiè allo Sciliar. Si affianca ad altre due tipologie di birre, una chiara e un'altra non filtrata che con quella di frumento (weissbier) formano un trio. Hanno cominciato a lavorare Daniel Anrather e Karin Obrist con tanta passione. Quel che è certo che oggi iniziano a vantare un pubblico di estimatori crescente, locale ma soprattutto tra i turisti che frequentano l'Alpe sia nella stagione estiva che invernale soprattutto.
Di questa birra colpiscono soprattutto le caratteristiche: ha un gusto sì tradizionale, ma con peculiarità appena diverse, dovute alla perfetta combinazione tra gli ingredienti - malto d'orzo e luppolo di prima qualità - e l'acqua, che in questo caso è quella dello Sciliar. Invitante, leggera, per tornare nel solco di quelle caratteristiche citate, e dalla bottiglia non verde, ma marrone, questa birra si adatta ad accompagnare in tavola pietanze tipicamente altoatesine, negli aperitivi, ma anche con la pizza.
quanto alla produzione, quella attuale si attesta sui 10 mila ettolitri l'anno (anche se la domanda è in crescita) in prevalenza chiara; il 50 per cento finisce in bottiglie da 0,33 litri, mentre l'altra metà in fusti da 20,5 e 30 litri.

LA USC DI LADINS 30.10.2015


L'articolo pubblicato sulla Usc di Ladins parla del progetto Bira Ladina a cura della Uniun di Ladins dla Val Badia.

AL VËGN LA "BIRA LADINA"
Colaboraziun dantre la Uniun Ladins Val Badia y la biraria "Antonius", por na bira che"baia"ince ladin.

La ULVB á sciöche fin chël de poré inant le lingaz y la cultura ladina, ti raiuns ladins mo ince foradecá. Chësc fin se realisëia prinzipalmënter cun i tröc proiec de publicaziuns y manifestazuns che la Uniun dá fora y organisëia. Mo nia ma; tres chirion la poscibilité de realisé proiec cun chi che an pó porté le ladin ince te situaziuns y realtés olache an n'é nia ausá da l'odëi. Un de chisc é l'idea de dé fora na "bira Ladina", che röies sön mësa dla jënt de dötes les valades ladines y ince fora di confins ladins. Por realisé chësta idea á la Uniun ciafé na colaboraziun cun la biraria "Antonius Bier" da Völs am Schlern. Por fá pié ia le proiet unse orü gní fora cun na ediziun de 3 etichetes, por 3 tipologies de bira: la bira Keller invedlada te erbes, la bira Keller invedlada te rou y la bira Keller lupulada a frëit (dötes 3 les bozes sará da 0,75 l). Les 3 etichetes é gnüdes dessignades cun gran savëi artistich da Manuel Riz, artist fascian. Cun i dessëgns án orü comuniché pilores fora dla storia y dla cultura ladina: vigni dessëgn é acompagné da na descriziun storia-culturala te 3 lingac (ladin, todësch y talian). Le proiet á na vijiun plü ampla, cun la previjiun da realisé na tipologia de bira ladina. Por chësta ocajiun gnarál realisé 20 etichetes cun deplü pilores fora dla storia y cultura ladina. La bira ladina pón bele comané sëgn da osc fornidú de boandes.

DOLOMITES SOUVENIR


Raccogliere oggetti rifiutati o abbandonati sui sentieri o sulle piste da sci, diventa un'occasione per intraprendere un lavoro di archeologia contemporanea ovvero "etnoarcheologiaturistichalpina".
Crediamo infatti che attraverso la raccolta sul territorio dolomitico e l'archiviazione di questi piccoli reperti, possiamo risalire a delle informazioni che dall'ambito di ricerca passano all'ambito di ricerca passano all'ambito socio-antropologico fornendoci informazioni nuove.
La nostra azione artistica riconosce che siamo ormai parte di una società consumistica che utilizza l'oggetto solo per il fine stabilito, abbandonandolo poi, ma pur riconoscendo questo meccanismo passivo, il nostro pensiero vuole mettere in luce le possibilità creative che il sistema contiene in sè.
Il reperto attraverso il lavoro di raccolta e catalogazione diviene nuovamente "oggetto", con l'azione artistica "opera", che documenta la storia e un pensiero nuovo di attenzione critica verso i fenomeni ciclici della vita della nostra piccola comunità già globalizzata a vocazione turistica.




La presentazione del progetto Dolomites souvenir si è svolta il 9 ottobre 2015 a Canazei, presso la Frida Street Gallerylo spazio autogestito con l'artista Claus Soraperra, dove insieme ad un bel gruppo di amici e sostenitori è stata inaugurata la mostra di strada con la distribuzione dei 40 reperti (confezionati, numerati e firmati) raccolti in quota durante l'estate.




TRENTINO 13.10.2015


L'articolo a cura della giornalista Elisa Salvi del Trentino, parla della performance Dolomites souvenir  presso la Frida Street Gallery.

RIZ E SORAPERRA FANNO ARTE CON I RIFIUTI DEI TURISTI
Inaugurata la singolare installazione in Strèda del Faure a Canazei. In sacchetti e ben catalogati i "reperti"raccolti nei boschi e sulle piste da sci

A bordo di un'improbabile jeep gialla, carichi della loro simpatia contagiosa, hanno fatto ingresso nel tardo pomeriggio di venerdì in Strèda del Faure a Canazei, Manuel Riz e Claus Soraperra. Lì, dove da qualche tempo si trova la loro "Frida Street Gallery", li attendeva una cinquantina di persone, tra amici e estimatori, curiosi di ammirare "Dolomites Souvenir" la loro ultima opera d'arte, una performance nella performance.
Riz e Soraperra, l'uno fumettista e l'altro pittore ed ambedue insegnanti nelle scuole della valle, non hanno tradito le attese dei presenti con l'appuntamento annuale con "l'arte di strada", definita così perchè la loro galleria è una semplice bacheca lungo una via dove viene vista e interpretata da tutti i passanti.
L'idea del souvenir dolomitico, spiegata dai due rigorosamente in ladino tra tante battute spiritose, è ricca di quei contenuti e contenitori che, di solito, scartiamo. Nel corso dell' estate i due artisti hanno attraversato boschi e perlustrato sentieri e piste da sci, raccogliendo una quarantina tra rifiuti e oggetti lasciati da turisti e valligiani.
Gli oggetti, da lattine, a pass degli impianti, pezzi di sci, scarponi e quant'altro, sono stati catalogati - inserendoli in buste di plastica con data e luogo del ritrovamento - trasformandoli, così, in moderni reperti, mettendo in pratica quella che hanno definito "etnoarcheologiaturisticalpina". E c'è anche una bona notizia: "Non è stato facile trovarli, i nostri boschi sono puliti!"
Quindi, a fronte di un ambiente rispettato, Riz e Soraperra hanno specificato che l'archiviazione di piccoli reperti permette di risalire a informazioni socio-antropologiche. "La nostra azione artistica riconosce che siamo ormai parte di una società consumistica che utilizza l'oggetto solo per il fine stabilito, abbandonandolo poi. Pur riconoscendo questo meccanismo passivo, intendiamo mettere in luce le possibilità creative che il sistema contiene in sé. Il reperto, attraverso raccolta e catalogazione, diviene nuovamente "oggetto", con l'azione artistica "opera", che documenta la storia e un pensiero nuovo di attenzione critica verso i fenomeni ciclici della vita della nostra comunità, a vocazione turistica, globalizzata".
La performance presentata ha compreso una condivisione con i presenti: come lo scorso anno l'opera era legata allo scioglimento del ghiacciaio della Marmolada e a ogni partecipante era stato data un po'di neve (contenuta in vaschette da conservare in congelatore), quest'anno gli ospiti hanno fatto rientro nelle loro case con un reperto da conservare.

LA USC DI LADINS 30.10.2015


L'articolo a cura di Valentina Redolfi della Usc di Ladins, parla della presentazione del progetto Dolomites souvenir presso la Frida Street Gallery.

REFUDAMES CHE FARA’ STORIA
Claus Soraperra e Manuel Riz é endò stac pizochenc con la neva opera d’èrt te Frida Street Gallery a Cianacei

Dò che l’an passà i aea confezionà la neif del giacé de la Marmolèda, chest an duc era curiousc de veder che che aea enjignà enstouta Claus Soraperra e Manuel Riz, i doi amisc e artisć da Cianacei che colaborea da egn per portèr mìngol de èrt pizochenta te noscia val.
Da canche i à ciapà te man la vedrina de Frida Bernard Pitscheider del Garnì Hirsch a Cianacei, acà doi egn, Claus e Manuel i tacà à meter fora operes o projec con na funzion ence sozièla, chela de fèr pissèr la jent a fac de la vita de duc i dis.
Via per chest an i à metù fora cater operes: l pan bianch e l pan brujà su la costion di enfughé, na lingia de scartabìe “chiuso” che se troa sui ujes de boteighes, hotìe e restoranc fora de sajon; na bandiera ladina sul stil di Stac Unii e amò ence “l’apreskiboot”, ciuzé da schi de chi che dò na dì sui schi vel se fermèr ti apreski. (http://fridastreet.blogspot.it/)
Ma n’outa a l’an... ades i ne à usà e se speton che i lo fae ence l’an che vegn, i fèsc ence vèlch de spezièl e chest an i à metù via i refudames del bosch.
Dò aer śirà d’istà sui troes da mont, Manuel e Claus à tout sù i refudames e i li à metui via e confezioné con tant de numer, post olache i l’à tout sù e scrites per ladin. Ogne refudam te so scartoz de plastica net e nef, desche se fossa n souvenir... n souvenir da la Dolomites.
Orcena touta sù dut intorn Cianacei: cocoi de banda de la beandes, schipas, bulons, bocoles de boces, toc de bachec da schi, caneles e amò integratores di ziclisć e na lingia de robes da restèr de sas. “Sion jic a pe de spes d’istà – à spiegà i doi artisć – scontraane families con fiores, fonghes, sasc o osc. I se portèa a cèsa dut... desche souvenir. Nos però volaane fèr zeche de nef, che pièje con mìngol de design”.
E dò aer pissà e pissà ge é vegnù l’idea del “Souvenir Dolomites”: orcena, petorcena, refudames te sachet ma che più che dut l’é n’opera d’èrt con n segnificat. Un pel grignèr, se maraveèr, se utèr da l’autra e pissèr chel che l vel, ma enstadì ic doi à amàncol volù portèr la jent a na reflescion. “Chel che nos lascion  - i à dit - l vegnarà tout sù tel davegnir e l mosciarà chi che siane. Canche i archeologhes i jirà a ciavèr i troarà duta chesta orcena e sarà chesta robes chiò che ge dirà chi che sion stac... che ne metarà te la storia e che darà l’inom a noscia popolazion”. Donca con l Souvenir Dolomites se à volù dir ence che la storia la fajon ogne dì e la fajon nos. Sion duc responsaboi.